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Rassegna stampa

Rampi: il PD, L'Italia e le sirene di Ulisse

 
 Rampi
Una partecipazione davvero significativa soprattutto per un referendum e una netta prevalenza del No. Questi i due dati certi sull'esito del quesito costituzionale.
 
Tra chi ha scelto il No, una minoranza si è espressa esclusivamente nel merito della Riforma. E tra questi un parte non è di certo estranea a una proposta politica di centrosinistra. A questi il PD deve saper guardare con rispetto e attenzione.
 
Tra chi ha scelto Sì vi è una parte minoritaria che non condivide le politiche e il progetto politico del PD. È un dato che va tenuto presente per qualunque ragionamento futuro.
 
La maggior parte degli elettori ha scelto per ragioni del tutto estranee all'oggetto della consultazione. Chiunque sia onesto intellettualmente lo deve ammettere.
Le ragioni sono molteplici.
Ma il dato di per se è centrale e preoccupante.
 
E se deve preoccupare certo il PD e chi la riforma l'ha sostenuta con convinzione, ci mancherebbe, dovrebbe preoccupare anche chi ha cavalcato rabbia e risentimento ma si trova con in mano poco più di un pugno di mosche.
 
Nel No non c'è alcuna delega in positivo a nessuno dei troppi che si presentano come titolari. C'è scontento, rabbia, rivalsa o semplice perplessità. Su cui è difficile se non impossibile costruire qualche cosa.
 
La democrazia è un'utopia realizzata che si fonda su due pilastri: la diffusione della possibilità di scegliere e la diffusione degli strumenti culturali, cognitivi, critici per esercitare questa possibilità.
 
Non serve scomodare Platone per sapere che il confine tra Democrazia e Demagogia è sottile.
Che esiste la dittatura del popolo quando qualcuno si fa interprete dei peggiori istinti e, invece che provare a indicare soluzioni alternative e raccogliere consenso su questa o su quella, soffia sul fuoco della rabbia e della sofferenza con il solo fine del potere.
 
Le grandi dittature del '900 sono arrivate al potere con il consenso del popolo, sull'onda di un travolgente consenso popolare.
 
Proprio per questo la nostra Costituzione, repubblicana e antifascista, dice che il potere appartiene al popolo che lo esercita nelle forme e nei limiti previsti dalla Costituzione.
 
Introduce cioè il concetto di limite. Un concetto chiave in ogni dimensione comunitaria perché è proprio nella relazione tra libertà e limite che si fonda l'utilità democratica. Senza limite vi è la dittatura della maggioranza e la dittatura degli istinti dominanti.
 
È il valore dell'altro, l'esercizio del dubbio, la composizione dei conflitti che genera quel bene superiore che fa di una comunità non la mera somma di individui.
 
Per questo la funzione della Politica e dei Partiti è cruciale per il funzionamento della democrazia. 
 
Perché servono corpi intermedi, aggregazioni di valori, idee, interessi, soggetti collettivi che che articolino il generico e indefinito "volere del popolo" di cui in troppi si fanno via via interpreti in proposte, sviluppo di una comprensione e di una capacità di analisi, partecipazione. Una funzione pedagogica, dialettica, di diffusione di competenza.
 
Senza questo la democrazia non esiste. Non basta il voto. 
E di questo l'Italia ha avuto da oltre trent'anni crescente penuria.
 
Le classi dirigenti devono essere al tempo stesso connesse, capaci di ascolto e di più di immedesimazione, adesione, condivisione. E al tempo stesso di responsabilità, letteralmente l'abilità di dare risposte.
Avere una funzione di proposta, di guida appunto.
 
Sentire il bisogno di ascoltare il canto delle sirene senza cedere alle loro lusinghe. Il desiderio di capire e la capacità di tenere la rotta.
Affrontare la tempesta senza finire sugli scogli. 
 
È questo il compito a cui siamo chiamati. E per farlo occorre decidere di fare la fatica di argomentare, di non assecondare, di saper dimostrare, se necessario, l'inconsistenza di quanto troppo spesso è spacciato per evidenza.
 
Una funzione primaria e rilevante in grado di costruire percorsi di senso che si trasformino anche, ma non solo, in consenso. Consenso informato e consapevole.

Tags: Pd,, Italia,, Roberto Rampi,, Referendum,