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Rassegna stampa

Giulia Narduolo, chi investe nella cultura

Giulia NarduoloLa cultura crea ed è crescita. È fondamentale per il nostro Paese, ma sia chiaro: non è petrolio, bensì ossigeno. A coloro i quali volessero ancora avanzare qualche dubbio, credo possa essere profondamente convincente sottoporre i dati resi pubblici mercoledì scorso in occasione del dodicesimo rapporto annuale di Federculture sulla fruizione della cultura nel nostro Paese. Li ripeto uno dopo l’altro, perché meritano di essere letti tutti d’un fiato: musei e mostre +7%; teatro +4%; concerti +6%; giornali e periodici +3,1%; libri +0,6%; viaggi +4,5%; cinema +4,1%. Queste cifre indicano chiaramente quanto alcune scelte molto semplici, quasi scontate, ma mai adottate –  si pensi per esempio all’ingresso gratuito nei musei ogni prima domenica del mese -, e un impiego di risorse ragionato da parte del Governo e del Parlamento, abbiano stimolato la naturale propensione alla partecipazione alle attività culturali degli italiani. Nel complesso si può ravvisare come la spesa delle famiglie per cultura e intrattenimento sia cresciuta del 4% nell’ultimo anno. Questo dato è incisivo e non va affatto sottovalutato perché può dare più fiducia di tanti altri. Infatti si dimostra come, nonostante le difficoltà ancora esistenti, in Italia stia finalmente iniziando un processo di ripresa che non è solo economica, ma anche sociale.

La presenza della cultura nella vita delle persone può essere determinante. È un vettore di benessere etico e morale, è uno stimolo per il pensiero e la crescita libera e democratica. Ecco perché la cultura è ossigeno. Il contesto è di per sé positivo, ma va evidenziato in particolar modo il fatto che la fruizione culturale è in particolare crescita soprattutto fra i giovani. A tal proposito, l’introduzione del bonus cultura per i diciottenni, appena riconfermato anche per il 2017 nella finanziaria varata dal Governo, certamente potrà essere un importante stimolo. Le malelingue hanno spesso ironizzato sulla misura, etichettandola come una “mancetta”, quando non è altro che un sostegno alla crescita dei nostri ragazzi e delle loro famiglie, oltre che, indirettamente, alla produzione delle cosiddette imprese culturali e creative. Più in generale, spesso continuiamo a sentire nel nostro Paese una profusione di tristi polemiche che potremmo definire con la parola “declinismo”. Affermazioni che sono di per sé sono inutili, e lo sono ancor di più quando non sono seguite da proposte concrete per assicurare dei rimedi. Secondo gli analisti, l’interesse per la cultura da parte della società e l’andamento dell’economia sono connessi perché hanno delle implicazioni sorprendenti. In altre parole, spesso, e giustamente, si dice che ogni investimento (aggiungo: purché adeguato e ben speso) in cultura garantisca una ricaduta positiva nell’economia. Tanto più che questo genere di spese, essendo rivolte ad attività per la maggior parte uniche o radicate e distintive nel nostro Paese, generano un effetto m

oltiplicativo. Gli sforzi fatti finora sembrano confermare questa idea e i dati di Federculture ci permettono di guardare al futuro con un ottimismo davvero fondato, anche secondo un’ottica più generale per la nostra economia. Di fatto, dopo che per anni si era distolta l’attenzione dalla cultura, oggi sembra che sia finalmente iniziato un processo di inversione capace di coinvolgere la nostra società. Naturalmente si tratta solo dell’inizio. La politica dovrà adoperarsi per incrementare questa tendenza positiva e risolvere la permanenza di alcune criticità. La totale astensione dalle attività culturali riguarda ancora il 18,5% degli italiani e, nonostante la spesa delle nostre famiglie sia evidentemente aumentata, rimane inferiore a quella esercitata dalle famiglie nord-europee. Bisogna continuare: il percorso da seguire è definito. Sono convinta che mettendo sempre più al centro delle priorità le politiche culturali, il nostro Paese crescerà molto più velocemente.

Tags: Pd,, Sinistra è cambiamento,, Politica,, Giulia Narduolo,, cultura,