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Rassegna stampa

Martina: la riforma semplifica, non è la più bella ma la più utile

 
 
 
 
I ministri Orlando e Martina, il governatore del Lazio Zingaretti, il presidente del Pd Orfini, ma anche Piero Fassino, Anna Finocchiaro, Sergio Staino. Firmano un appello della «Sinistra per il Sì» e lanciano un primo appuntamento, il 2 ottobre a Milano.
 
Ministro Martina, il vertice del Pd è già schierato per il Sì, che bisogno c’era che ci fosse anche una «Sinistra per il Sì»?
«Il bisogno di rendere evidente che dentro questa riforma c’è un pezzo fondamentale della storia e della cultura politica della sinistra riformista. È importante far capire che si cambia la seconda parte della Costituzione per affermare meglio la prima. Per questo si sono unite personalità plurali».
 
Cosa c’è «di sinistra» nella riforma?
«La riforma è una sfida per rendere le istituzioni più semplici, più veloci e più sobrie. C’è una distanza spesso siderale tra i bisogni della società e i tempi di risposta delle istituzioni. Il superamento del doppione di funzioni tra Camera e Senato va in questa direzione. Si ampliano poi gli strumenti di partecipazione: dal referendum propositivo alle leggi di iniziativa popolare. Sono punti qualificanti, anche per sfidare il populismo. Questi cambiamenti necessari sono inscritti nella storia della cultura riformista».
 
Nella campagna si è fatto finora un grande uso della storia. Cosa avrebbero detto della riforma i padri costituenti, cosa Berlinguer o Ingrao. Ha senso?
«Se si abbassano i toni, studiare la storia ha sempre senso. Se il passaggio fondamentale che abbiamo davanti ci spinge a rivedere cosa dicevano i costituenti, le grandi culture politiche del passato, Dossetti, Calamandrei, è un passo utile».
 
Cosa pensa dell’iniziativa di D’Alema? 
«Rispetto le opinioni di tutti e chiedo rispetto per le mie. Non condivido gli eccessi da entrambe le parti. Spero che con questa nostra iniziativa tanti si convincano del Sì: non c’è nessuno stravolgimento della Costituzione, nessuna deriva autoritaria. Sono giudizi molto sbagliati. Non sarà la riforma più bella, ma è sicuramente la più utile oggi».
 
Sempre D’Alema dice: l’Anpi è per il No e Marchionne per il Sì e che questo è un problema per un partito di sinistra.
«Non voglio partecipare a questi escamotage propagandistici. E poi basta vedere chi c’è per il No: Salvini, Berlusconi, Meloni e Grillo. Qualche problema me lo farei. A noi interessa una discussione sul merito. Prima viene l’Italia, il referendum non è il riscaldamento per il congresso del Pd».
 
Eppure il risultato peserà sul futuro del partito.
«Il tema di come dev’essere il Pd è enorme, ne discuteremo e io ci sto. Ma ora il nostro impegno plurale con questo appello riguarda le ragioni del Sì da sinistra. Non altro».
 
Pensa che l’Italicum vada cambiato? 
«Intanto non è indifferente cosa deciderà la Corte costituzionale. Le ragioni di una riflessione ci sono. Penso che sia una buona legge ma che sia giusto agire per migliorarla ancora. Ma voglio dire che con la vittoria del Sì ci sarebbe uno strumento in più per cambiarla: proprio la riforma garantisce anche la possibilità alle minoranze parlamentari di chiedere alla Corte un giudizio preventivo sulla costituzionalità delle leggi elettorali».
 
Dal Corriere della Sera del 5 settembre 2016 di Massimo Rebotti

Tags: Martina,, Sinistra,, riforma costituzionale,