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Rassegna stampa

Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera: “Quelle regole ne limitavano l’utilizzo”

cesare damiano“Con la legge Biagi i ticket funzionavano torniamo all’origine”

ROMA.«Sui voucher bisogna tornare alla legge Biagi», dice Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera, ex ministro, deputato della minoranza Pd, primo firmatario di una proposta di legge per la riforma dei voucher.

Scusi, ma non è una contraddizione difendere la legge Biagi che la sinistra ha tanto osteggiato?

«Assolutamente no. Sarebbe contraddittorio per la destra, e i suoi teorici della flessibilità, impedire che si torni al Libro Bianco di Marco Biagi. Io da ministro, nel 2007, pur avversando la teoria sulla flessibilità del lavoro di Biagi, ho applicato le buone disposizioni contenute nel Libro Bianco.

Nel primo caso proprio con una norma riferita ai voucher istituendoli per la vendemmia e destinandoli ai pensionati e agli studenti ma non ai lavoratori. Nel secondo caso, applicando le regole della Biagi per il lavoro a progetto per il quale si richiedeva la totale autonomia dei lavoratori. Ho così stabilizzato 25 mila giovani addetti ai call center che ricevevano le telefonate all’interno di una catena di montaggio immateriale e per questo privi di effettiva autonomia. Come si vede non ho mai agito con pregiudizio pur contestando l’idea della flessibilità senza regole. In realtà la legislazione sul lavoro del governo Berlusconi è andata molto al di là di quello che Biagi aveva in mente. Ha esteso i voucher a tutti i settori, poi la legge Fornero ha cancellato il riferimento all’attività occasionale che invece va ripristinato».

Come ha inciso il Jobs act sul lavoro accessorio retribuito con i voucher?

«Il Jobs act ha alzato il tetto retributivo fino a 7.000 euro l’anno rendendone più libero l’utilizzo. Io penso che si debba ridurre il tetto a 5.000 euro l’anno».

Secondo lei la riduzione degli incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato favorisce il ricorso ai voucher?

«Questa è una delle contraddizioni del Jobs act. Ho sempre sostenuto l’esigenza di avere incentivi anche più bassi ma strutturali, perché quelli temporanei inevitabilmente drogano il mercato. Così dopo i “fuochi d’artificio” corriamo il rischio che le imprese senza più incentivi tornino ad usare i rapporti di lavoro più convenienti, cioè quelli precari».

Perché non considera sufficiente la tracciabilità dei voucher come propone il governo?

«La tracciabilità è sicuramente un passo avanti. La vera misura per impedire l’abuso dei voucher è però quella di delimitare il campo».

In concreto cosa vuol dire?

«Vuol dire che le prestazioni di lavoro accessorio devono tornare ad essere attività lavorative di natura meramente occasionale, rese da soggetti a rischio di esclusione sociale o comunque non ancora entrati nel mercato del lavoro. Biagi elencava le tipologie: piccoli lavori domestici, assistenza domiciliare a bambini o persone anziane ammalate o con handicap. E ancora: l’insegnamento privato supplementare, piccoli lavori di giardinaggio, nonché di pulizia e manutenzione di edifici e monumenti, e così via. Lo spirito della legge Biagi è stato profondamente cambiato. Così l’idea di far emergere quote di lavoro nero si è trasformata esattamente nel suo contrario».

Cosa pensa della decisione della Cgil di ricorrere al referendum abrogativo sui voucher?

«Penso che dei tre referendum proposti dalla Cgil (Jobs act, appalti e voucher, ndr) sia quello più ragionevole. Naturalmente, da legislatore propongo una correzione dello strumento e non la sua soppressione ».

Da La Repubblica del 25-04-2016 di ROBERTO MANIA

La tracciabilità è un passo in avanti, ma serve anche abbassare il tetto annuo retributivo a 5000 euro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tags: Pd,, Sinistra è cambiamento,, Italia,, Riforme,, Politica,, Lavoro,, Cesare Damiano,, Biagi,, Voucher,, jobs act,, La Repubblica,