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Rassegna stampa

Roberto Rampi (PD): Come si misura il tasso di Sinistra nel PD?

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Il PD nasce per dare, finalmente, sostanza a un progetto antico di una sinistra di governo. E normalizzare il Paese in un confronto maturo tra opzioni progressiste e conservatrici alla prova pratica del governare.

La sinistra è in natura, ma vive solo se ha la capacità di coltivare grandi ideali e concretizzarli in azioni che cambino davvero la vita delle persone. Se si mette in gioco. Se ha la mente e il cuore occupati dal futuro, dal pensiero delle nuove periferie, delle nuove povertà, dai migranti dei campi profughi, se lavora a una nuova economia in cui l'utilizzo si sostituisce al possesso e il bene comune rimette in discussione tanto il concetto di proprietà e di accumulo quanto quello di pubblico e privato.

 

Se si vuol far vivere la sinistra si deve tessere invece un filo lungo. Costruire classe dirigente. Aver persone in grado di giocare e vincere le prossime sfide sia nel partito che nelle primarie.

In questo Parlamento la maggioranza delle donne e degli uomini, delle ragazze e dei ragazzi eletti tre anni fa con Bersani segretario vengono dalla storia, l'impegno, la tradizione della sinistra italiana. E ogni giorno ottengono risultati coerenti con quella storia: più diritti sociali, lotta alla povertà, tutela per l'ambiente, investimenti in scuola e cultura, lavoro come priorità. Lo stesso vale per quelli tra loro che sono stati chiamati a misurarsi nel Governo.

Se queste persone, questi politici, appoggiano questo governo con convinzione lo fanno perché credono nella sua azione politica, non per piccoli calcoli o interessi. Non è corretto, ne veritiero, ne intelligente raccontare questi compagni come traditori o poltronisti. Un'accusa che è indegno venga dal cinquestelle ma ancora di più, esplicita o implicita, dalle file del proprio stesso partito.

È un errore verso di loro e verso i tanti compagni che nel territorio ogni giorno si impegnano con generosità. E fa male alla sinistra che così viene uccisa ogni giorno.

Oggi la posizione del governo italiano rappresenta in Europa, piaccia o meno, il fronte avanzato di un approccio progressista su temi ideali e valoriali come l'unità europea, le migrazioni, la cultura. Le idee della sinistra sono ben presenti al governo del Paese.

La sfida per la sinistra storica e per i suoi giovani eredi passa da qui. Uscire dalla sindrome di aver perso il posto di comando e smetterla di ragionare di tattica e di alimentare pettegolezzi. Basta raccontare storielle utili ai tanti avversari. Vediamo invece se siamo capaci di muovere ancora sogni e passioni. Se sappiamo declinare ideali e concretezza come fecero i nostri nonni.

Qual è il nuovo internazionalismo? Qual è la sfida mondiale cui ci sentiamo chiamati? Cosa pensiamo di dire a milioni di diseredati in fuga per la vita e al tempo stesso a giovani talenti che sognano il futuro? Vogliamo ogni giorno parlare di Verdini, di Renzi, di Alfano o vogliamo provare a a parlare di questo?

Una sinistra forte, mediterranea, europea, deve riflettere, e a fondo su questo, invece che cercare di mettere in difficoltà Renzi, sperare Renzi perda, cantare la litania della sconfitta e dei militanti che se ne vanno, quando la maggior parte di questi se ne vanno proprio grazie a questi racconti.

Se si fa analisi, e non pettegolezzo, ci si rende conto che non c'è una renzizzazione del partito o dei gruppi dirigenti che dal centro si muove verso la periferia occupando tutti gli spazi. Basti guardare sui territori, nel Paese: dove hai l'uomo o la donna che vale te la giochi, poco importa da dove viene.

E ci si accorge anche che fuori dai taccuini dei retroscenisti la strategia neocentrista non esiste, è una leggenda metropolitana. Non c'è nessun Verdini all'uscio. Spaventare i militanti ogni giorno come si fa con l'uomo nero è una strategia suicida che contribuisce ad allontanare le persone non a tenerle dentro. Quando poi tutti i tuoi sono fuori finisce che, volente o nolente, fuori ci vai anche tu. Non perché ti cacciano, ma perché ti sei cacciato da solo. E' già successo.

Di tattica e di pettegolezzo politicamente si muore.

Serve invece, e come il pane, una sinistra che faccia sognare, che sappia sfidare con proposte e idee che non si possano derubricare come il vecchio, la nostalgia, la difesa di quanto non c'è più. La sinistra o è cambiamento, innovazione, emancipazione diritti e libertà o non è sinistra.

Articolo pubblicato su L'Unità il 06/04/2016

Tags: Pd,, Renzi,, Sinistra è cambiamento,, Politica,, Governo,, l'Unità,, Roberto Rampi,