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Maurizio Martina: Firmato accordo con le banche per moratoria degli allevatori

Martina

Facciamo tutto il possibile per aiutare gli allevatori italiani in questo momento di crisi generale del settore. Non ci siamo fermati un istante da quando la fine delle quote latte a livello europeo ha accelerato la sovrapproduzione e ridotto ovunque il prezzo alla stalla e la remunerazione dei produttori.

Oggi ho firmato un accordo importante con l'Associazione bancaria italiana per dare il via alla moratoria di 30 mesi dei debiti degli allevatori italiani.

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Elena Carnevali: Maltrattamenti a disabili e anziani.

Anziani

Maltrattamenti a disabili e anziani. Governo annuncia un Piano cronicità e pene più severe Lo ha detto il sottosegretario alla Salute Vito De Filippo, rispondendo ad un'interrogazione di Elena Carnevali (Pd)in commissione Affari Sociali. Ma per la parlamentare, non basta, e chiede di prevedere una responsabilità diretta delle Asl sui controlli in queste strutture. 10 MAR - Il sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo, è intervenuto ieri in commissione Affari Sociali alla Camera per rispondere ad un’interrogazione presentata da Elena Carnevali (Pd) riguardante le condizioni di cura e di assistenza delle persone anziane e con disabilità presso le strutture sanitarie e di ricovero. Nella sua risposta il sottosegretario ha ricordato come sia ormai

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Davide Baruffi. Reversibilità: com'è nato l'errore e cosa fare.

“Se un problema esiste ed è serio, ingigantirlo ulteriormente o mescolarlo con altre questioni non solo non aiuta a risolverlo, ma genera ancor più confusione. Quando, però, come in questo caso, c’è un errore non lo si smentisce, lo si corregge”: il deputato modenese del Pd Davide Baruffi, componente della Commissione Lavoro, interviene sul tema delle pensioni di reversibilità che tanto allarmismo sta creando e precisa il suo punto di vista sul da farsi. Ecco la ricostruzione di come è nato l’allarme e dei provvedimenti che dovrebbero essere presi per disinnescarlo:

La polemica di questi giorni sul problema delle pensioni di reversibilità è comprensibile ma poco utile a capire veramente dove sta il problema e come risolverlo. Andiamo per ordine, dicendo anzitutto che stiamo parlando di un disegno di legge per il contrasto alla povertà, atteso da tempo e che risponde in modo corretto a un’esigenza sociale molto forte. Dunque stiamo parlando di una buona legge. La legge di stabilità ha messo in campo 1,6 miliardi di euro nel biennio 2016 – 2017 per finanziarla: non saranno sufficienti a fare tutto – e infatti è stata individuata la priorità di famiglie povere con minori – ma sono risorse importanti e aggiuntive. Dunque una legge ben finanziata. Quanto al percorso e allo strumento legislativo utilizzato, occorre precisare che si tratta di una legge delega (non di un decreto, come detto da più parti) e siamo quindi alle primissime battute: il testo, licenziato dal Governo e trasmesso oggi alla Camera (A.C. 3594), dovrà essere approvato dai due rami del Parlamento; poi dovranno essere emanati dal Governo i decreti legislativi che, una volta esaminati dalle commissioni parlamentari, saranno infine approvati in via definitiva. Dunque la legge sarà operativa tra alcuni mesi: non c’è nessuna casa che brucia.

Ciò detto, c’è un punto specifico della delega, quello delle pensioni di reversibilità, che ha attirato i riflettori e innescato reazioni a catena. Vediamolo nel dettaglio per come è. Il testo della legge, alla lettera b) del 1 comma, all’art. 1, dice che uno dei decreti legislativi dovrà realizzare “la razionalizzazione delle prestazioni di natura assistenziale, nonché di altre prestazioni anche di natura previdenziale, sottoposte alla prova dei mezzi”, per poi aggiungere al comma 3 dello stesso articolo 1 che il Governo dovrà attenersi a questi principi: “la razionalizzazione delle prestazioni di cui al comma 1, lettera b), superando differenze categoriali e introducendo in via generale princìpi di universalismo selettivo nell’accesso, secondo criteri unificati di valutazione della condizione economica in base all’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), eventualmente adeguati alla specifica natura di talune prestazioni”. Chi poi ha letto la relazione che accompagna il disegno di legge trova conferma del problema laddove si chiarisce e si esplicita che “Le principali prestazioni di natura assistenziale, ovvero di natura previdenziale ma comunque sottoposte alla prova dei mezzi sono: assegno sociale, pensione di reversibilità, integrazione al minimo, maggiorazione sociale del minimo, assegno per il nucleo con tre o più figli minori” – per poi aggiungere – “Con riferimento all’anno 2015, i beneficiari delle prestazioni e la relativa spesa sono stati: (…) pensione di reversibilità: beneficiari vigenti 3.052.482; spesa totale 24.152.946.974 euro”. Va però subito aggiunto, per completezza, che alla lettera b), comma 3 dello stesso art. 1 si precisa come “l’applicazione dei requisiti previsti in esito alla razionalizzazione di cui alla lettera a) a coloro che richiedono le prestazioni dopo la data di entrata in vigore dei decreti legislativi di cui al comma 1”.

Il problema dunque esiste: non si è trattato di una capziosa interpretazione nata da infondate indiscrezioni giornalistiche, ma di una indicazione reale contenuta nel testo del disegno di legge e confermata dalla relazione redatta dal Governo. Ho voluto riportare fedelmente il testo perché sia chiaro da dove nasce il problema ma credo occorra ricapitolare: con un futuro decreto legislativo il Governo è incaricato di reperire ulteriori risorse per il contrasto alla povertà, razionalizzando le attuali prestazioni sia di natura assistenziale che di natura previdenziale (le pensioni di reversibilità, dice la relazione) attraverso lo strumento dell’Isee. Precisando infine che non saranno toccate le pensioni in essere, ma ci si concentrerà solo su quelle future.

Se la preoccupazione è giustificata – le smentite di Poletti e Padoan sono risultate poco efficaci – mettere in allarme le vedove è sbagliato quanto dire che si tagliano le pensioni per finanziare le unioni civili. Se un problema esiste ed è serio, ingigantirlo ulteriormente o mescolarlo con altre questioni non solo non aiuta a risolverlo, ma genera ancor più confusione.

Andiamo infine al cuore della questione: assistenza e previdenza sono cose diverse, metterle insieme è un errore grave da molti punti di vista. Le misure di assistenza sono finanziate con la fiscalità generale e sono rivolte a chi ha un bisogno specifico, per accedere al quale deve rispondere quindi a determinati requisiti; viceversa le misure previdenziali sono a carico di chi versa i contributi e poi se li vede successivamente restituiti come pensione. Ecco perché è un errore aver messo nella delega le pensioni di reversibilità.

Cosa occorre dunque fare adesso? Quando c’è un errore non lo si smentisce, lo si corregge. Senza allarmismi, ma senza tentennamenti. Per farlo, tra l’altro, è sufficiente cancellare dalla delega le parole “anche di natura previdenziale”. In modo da rimettere le cose in ordine e poterci concentrare sui contenuti positivi e innovativi di una legge che finalmente si occupa di contrasto alla povertà.

 

dal sito del PDModena http://www.pdmodena.it/2016/02/18/pensioni-reversibilita-baruffi-come-nato-lallarme-e-cosa-fare/

Maurizio Martina: Il collegato agricolo

Il collegato agricolo è un provvedimento fondamentale che ci consente di avere strumenti utili a impostare nel migliore dei modi le attività dei prossimi mesi. Un'agenda che ci vede in prima linea sul fronte dei controlli e delle semplificazioni

 

 

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Pubblicato da Maurizio Martina su Giovedì 18 febbraio 2016