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Damiano: Le riforme vanno fatte

Cesare Damiano

Nazione-Carlino-Giorno 11-06-2015 Alessia Gozzi intervista Cesare Damiano Damiano apre alle riforme di Renzi "Vanno fatte, basta prove di forza"

"Il giorno in cui non votassi la fiducia al governo, uscirei dal partito": Cesare Damiano, volto dialogante della minoranza PD, non ama gli opposti estremismi: "non è più tempo di prove muscolari, le riforme vanno fatte col dialogo": Del resto anche Bersani invocò la disciplina di partito.

Quando il governo è andato sotto sulla scuola, si è pensato allo sgambetto PD. Non è stato così, ma l'aria è tesa...

"Non sempre si fa bene a pensare male. Non prevedo agguati parlamentari da parte delle minoranze: fin qui ci son stati confronti anche aspri, ma alla luce del sole. Un partito così grande è normale che abbia una dialettica ma poi serve un compromesso":

Così però sembra Renzi...

"E' noto che non sono un renziano e non intendo diventarlo. Non mi piace quando dice 'tiro dritto e asfalto tutti', ma su una cosa ha ragione: le riforme vanno fatte, e alla fine, bisogna decidere. Non assecondare, ma nemmeno ignorare il Parlamento e le parti sociali: l'epoca degli atteggiamenti muscolari va lasciata alle spalle anche da parte del governo".

Eppure c'è chi nel PD non vota la fiducia al governo.

"Da quando il PD è al governo, non ho mai votato contro una fiducia, votai perfino la riforma Fornero quando Bersani lo chiese per lealtà alla ditta..."

Con Renzi c'è meno da turarsi il naso?

"Ho dato la mia fiducia a Monti non vedo perchè non darla a Renzi. Se lo facessi, uscirei dal PD".

Cacciare chi non vota la fiducia?

"Assolutamente no. non invoco né sanzioni né espulsioni. Mi limito a sottolineare la necessità di alcune coordinate di base: io mi sono dato dei limiti da non valicare...Un conto è non votare un provvedimento, altro è non votare la fiducia. Ma chi lo ha fatto ha agito legittimamente".

 

Servirebbe un codice di autodisciplina interno?

"Preferirei una sorta di autodisciplina personale".

C'è chi chiede regole scritte. Lei accetterebbe un codice?

"Un regolamento si può definire, purché concordato da tutti e frutto di un compromesso tra maggioranza e minoranze del partito".

Le liti non pagano nell'urna.

"Sono d'accordo con Renzi sul fatto che le elezioni le abbiamo vinte, passando da 6 a 10 regioni, ma sui numeri assoluti abbiamo perso. Non si possono chiudere gli occhi sul fatto che una parte del popolo di sinistra si è rifugiata nell'astensione: pensionati, professori, lavoratori pubblici e privati".

Ce l'ha coi renziani?

"non bisogna demonizzare. Da una parte e dall'altra. Se la minoranza esaspera i toni oscura i risultati che pure ha ottenuto su pensioni, scuola e legge elettorale".

Avete ingoiato dei rospi, qual è il più indigesto?

"I licenziamenti collettivi inseriti nel Jobs Act in spregio al parere unanime delle Commissioni lavoro. E' stata l'origine dei problemi".

Si fida dell'apertura di Renzi? O alla fine tirerà dritto?

"Una disponibilità l'ha dimostrata, vedremo".

A proposito, la ditta esiste ancora?

"E' un termine antico, ogni giorno le cose cambiano, serve una nuova bussola. Si possono cancellare le ideologie, ma non i valori".

Renzi fa cose di sinistra?

"Fa cose di sinistra, come gli 80 euro, ma anche di destra. Sul lavoro il nuovo equilibrio è più vantaggioso per le imprese che non per i lavoratori".

La 'minoranza della minoranza' dice di avere la forza per bloccare le riforme. E' così?

"Non credo che nessuno voglia assumersi la responsabilità di far saltare il governo. Dopo Renzi non ci sono alternative, né dentro né fuori il PD. Vogliamo diventare come la Grecia? Un suicidio. Lo sforzo che va fatto è di fargli cambiare strada su alcune cose".

Quale sarebbe la forzatura davvero inaccettabile?

"Qualsiasi ipotesi di ricalcolo delle pensioni in essere con il metodo contributivo".