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Paola De Micheli: "Pd deve dimostrare di essere all’altezza"

Paola De Micheli

Paola De Micheli intervistata da "Il Messaggero": "Pd deve dimostrare di essere all’altezza"

Paola De Micheli, vicecapogruppo vicario del gruppo del Partito Democratico alla Camera, intervistata da "Il Messaggero" del 29 maggio 2014, parla del risultato delle elezioni europee e anche della sua candidatura alla carica di presidente del partito. Le sue parole sulla questione: "La mia ambizione è solo quella di essere utile, in questo senso sono a disposizione".

"Siamo arrivati dove volevamo - dice la De Micheli - ora dobbiamo dimostrare di essere all’altezza. In un partito del 40 per cento c’è bisogno di tutti". "Il risultato straordinario di domenica - aggiunge - ci carica di responsabilità enormi. Due sono le cose da fare al più presto capire bene chi e perchè ci ha votato, si è fidato di noi; secondo come un partito del 40 per cento si rapporta col suo governo e con i vari governi locali. Prima avevamo il pallino in Italia, adesso ce lo abbiamo anche in Europa".

 

"La sfida è come riuscire a stare uniti anche per essere punto di riferimento in Europa, per il centrosinistra europeo. Il campo di gioco si è allargato, ma non c’è più spazio per vendette, rancori, beghe personali. Deve scattare il principio di fiducia reciproca. Un partito del 40 per cento non può essere fondato sulle correnti. Il che non significa che scompaiono il pluralismo o i diversi filoni culturali, il fatto è che non devono per forza riconoscersi un un capocorrente o farvi riferimento.Mi immagino aggregazioni interne per proposte su temi concreti più che per correnti. Dovremo pensare a un modello nuovo: nè partito pesante, nè comitato solo elettorale. Ci vuole un modello originale che faccia tesoro delle pluralità, potremmo essere un laboratorio in Europa".

E sulla gestione unitaria del Pd, afferma: "Gestione unitaria non vuol dire dare un posto per accontentare questa o quella componente, serve per arrivare in modo unitario a un nuovo modello di partito, per contribuire attivamente all’azione di governo. Io preferisco dire che dobbiamo arrivare a una sintesi piuttosto che fare mediazioni". "Questo 40 per cento - sottolinea - è figlio di un partito unito, dell’azione di governo e della campagna elettorale di Renzi, responsabilizza tutti, rimarranno delle autonomie di pensiero, culturali, non è che adesso diventiamo tutti renziani. Siamo tutti democatici. Ognuno farà le sue proposte al partito e al governo spetta la sintesi".