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Intervista all'on. Chiara Scuvera su economia solidale e partecipata

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Onorevole Scuvera, l’Osservatorio Socialis ha avviato una nuova riflessione sul tema della responsabilità sociale delle imprese compilando e pubblicando il “Dizionario della CSR”. Il libro contiene 254 termini, da “ambiente” a “casa di vetro”, da “corruzione” a “cultura”, da “diritti umani” a “onestà”, da “SA 8000″ a “ISO 26000″, aggiornati anche in vista del recepimento della Direttiva UE 95/2014 sulle comunicazioni non finanziarie delle imprese.

É un lavoro molto interessante, anche perché potrebbe essere utile per classificare le normative in cantiere o vigenti sulle base delle varie parole ed utilizzarlo come mappa dei lavori.

 

Nei suoi interventi affronta spesso il tema della necessità di riconvertire l’economia, e il “Dizionario della CSR” si apre proprio con la citazione dell’economista francese Thomas Piketty

Riconvertire l’economia o, meglio, sostenerne le avanguardie, è una necessità per competere e una reale e leale concorrenza richiede una cultura manageriale adeguata. Il declino, non solo la crisi – in tema l’economista Emanuele Felice ha scritto delle cose molto interessanti – che ha attraversato questa parte del mondo richiede un’innovazione forte; sappiamo che le imprese che ce l’hanno fatta sono quelle che hanno innovato davvero e spesso hanno messo in campo una cultura manageriale “comunitaria”, se così posso dire. Abbiamo la grande opportunità di Industria 4.0 che, naturalmente, va anche governata e regolamentata. Dobbiamo sicuramente evitare anche che innovazioni e valori che possono davvero cambiare il mondo – e non credo sia retorico dirlo ­­- vengano poi mercificati, cioè diventino essi stessi parte di un business, di una prevaricazione del forte sul più debole. Dobbiamo sostenere anche le micro imprese socialmente responsabili, non solo le grandi, le quali ultime non vanno demonizzate, ma possono anzi avere un ruolo determinante nel cambiamento.

Ci può fare un esempio?

Una storia d’impresa di coraggio e di ideali è ad esempio quella di un’impresa che produce yogurt biologico, Barikamá, fondata da Suleman Diaria e da altri quattro ragazzi. La storia è di ribellione al sistema del caporalato e di sostenibilità.

Il Legislatore come si sta ponendo nei confronti del tema della responsabilità sociale di impresa, ci può aggiornare sullo stato dei lavori?

La responsabilità sociale d’impresa è trasversale a diverse normative.

Anzitutto nella scorsa legge di delegazione europea il Parlamento ha delegato il Governo al recepimento della Direttiva Europea sugli obblighi di trasparenza e di informazione delle grandi imprese con più di 500 dipendenti. E’ una direttiva che punta sulla trasparenza con riferimento ad alcuni indicatori di responsabilità sociale, come il rispetto dell’ambiente, il rispetto dei diritti dei lavoratori, il benessere organizzativo, i diritti umani.

In fase di recepimento, come anche emerso nell’incontro alla Camera del luglio 2015, a cui ha partecipato il Sottosegretario di Stato alle Politiche UE Sandro Gozi, non possiamo poi non pensare alle caratteristiche del nostro Paese, il cui tessuto produttivo è rappresentato in maggioranza da tante mpmi. Il tema da affrontare è allora quello della trasparenza delle filiere, dando una chiave italiana al recepimento della Direttiva.

Esistono poi interventi che possono già essere ricondotti alle parole della CSR: abbiamo approvato la legge sull’agricoltura sociale, quella sulla biodiversità, quella sugli ecoreati e il pacchetto sulla green economy; i Ministri Martina e Orlando stanno agendo per contrastare il caporalato; ci sono misure sul benessere organizzativo e sulla conciliazione vita-lavoro; stiamo portando avanti la legge nazionale sul commercio equo e solidale, di cui ho l’onore di essere relatrice; nella legge di stabilità per il 2016 abbiamo inoltre finalmente approvato importanti norme per contrastare il gioco d’azzardo.

Quale è il settore sul quale a suo avviso è possibile incidere di più?

Sul tempo del lavoro c’è ancora da fare: abbiamo singole misure, ma non una normativa organica. É giacente una nostra proposta di legge che punta all’introduzione del principio di conciliazione vita lavoro come principio organizzativo sia dell’azienda privata sia della pubblica amministrazione, al pari dell’efficienza, dell’efficacia, dell’economicità.

Abbiamo poi presentato un’altra proposta di legge sui congedi parentali riferiti al ricongiungimento familiare per i genitori con background migratorio, perché una società plurale è una società più competitiva.

In cosa l’azione del legislatore potrebbe essere maggiormente responsabile?

Certamente si può fare ancora di più per tutelare l’ambiente e promuovere un’economia partecipata. Con la Conferenza di Parigi sul clima si è fatto un grande passo avanti che deve ispirare le nostre scelte. E per questo è necessario essere pragmatici e non retorici. Come legislatori dobbiamo prendere in seria considerazione i risultati del nostro lavoro, per i cittadini, le imprese e le categorie. Salvaguardando l’esigenza di certezza del diritto, non dobbiamo avere paura di migliorare le leggi e renderle sempre più attuali per combattere le diseguaglianze.

intervista presa da ©osservatoriosocialis.it (a cura di Marta Tersigni)

Tags: Agricoltura,, Pd,, Sinistra è cambiamento,, Politica,, Lavoro,, Paese,, economia,, solidale,, economia solidale,, economia partecipata,, Chiara Scuvera,