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Chi siamo

Nasce un percorso nuovo di partecipazione al Partito Democratico.
Nasce per unire e non per dividere, per raccogliere fino in fondo la sfida di governo e di cambiamento che tutti i democratici hanno di fronte.
 
Sappiamo che il PD ha una responsabilità storica irrinunciabile: portare il Paese fuori dalla lunga crisi che sta vivendo e cambiarlo in profondità. Contro ogni conservatorismo, riaffermando i nostri valori, assumendoci nuove responsabilità, praticando vera innovazione nelle risposte.
 
Vogliamo contribuire a questo lavoro con le nostre idee rappresentando le istanze della sinistra riformista, nelle diverse forme e nelle diverse radici e tradizioni, forti del nostro senso di appartenenza al PD e al nostro Governo. Quel PD plurale, ricco di culture differenti che abbiamo pensato quando l'abbiamo fondato. Vogliamo innanzitutto raccogliere la forte domanda di confronto che cresce nei territori. Per questo, a partire dai prossimi giorni, daremo vita ad un percorso di ascolto diffuso promuovendo cinquanta iniziative di ascolto nelle province italiane fino a fine luglio.
 
Vogliamo confrontarci in modo aperto, a partire da alcuni temi per noi prioritari: lavoro, diritti, sicurezza, fisco, scuola, pensioni, riforme, ambiente, politiche industriali, salute, welfare, mezzogiorno, immigrazione.
 
Ci faremo carico di avviare un percorso ampio e partecipato di riflessione e proposta sul partito. Serve un grande progetto di formazione politica diffuso. Occorre ripartire dai circoli e dai territori troppo spesso lasciati a loro stessi. È necessario superare la logica dei comitati elettorali permanenti per riprendere la strada di un progetto radicato nella società e riconoscibile innanzitutto per i suoi valori e per il suo forte senso di comunità. Coinvolgere e rimotivare il popolo delle primarie. Serve una nuova primavera.
 
Non accettiamo la rappresentazione di un PD ancorato alle logiche pro o contro il segretario.  Non accettiamo cioè la dinamica della polarizzazione all'interno del PD, del muro contro muro. Perché radicalizzare il dibattito nel PD significa fare male al PD. E questo vale per tutti, per chi ha il compito di guidarlo e per chi ha idee diverse.
 
Si può essere minoranza nel PD senza essere opposizione al governo. Si può contribuire e sostenere con determinazione la sfida dell'esecutivo guidato dal segretario, senza averlo votato al congresso, attraverso il nostro costante lavoro di proposta e di miglioramento.
 
Pluralità e unità possono convivere e per noi sono il fondamento di un grande partito.
 
Anche per questo abbiamo considerato un errore quanto accaduto alla Camera con il mancato voto di fiducia al Governo sulla nuova legge elettorale. Quella scelta ha indebolito il PD di fronte al Paese rischiando di assecondare quanti vogliono fare credere che siamo parte del problema e non parte della soluzione.
 
Per noi, lo diciamo con forza e convinzione, lo scorso congresso è alle spalle e il prossimo non è ancora all'orizzonte. Noi ci batteremo sempre perché la responsabilità di governo che abbiamo verso l'Italia sia sempre più forte delle nostre divisioni. Fuori dal PD ci sono derive populiste pericolose a cui non possiamo concedere nulla. E ci sono anche bisogni, inquietudini, speranze e aspettative che cercano risposte. La nostra ambizione è aiutare a tracciare la strada e segnare il terreno del cambiamento.